Se viaggiare è allontanarsi da tutti, è ora che io parta. Se però viaggiare è avvicinarsi a sé, forse è il caso che io stia ferma dove sono ora. Attimi di incertezza oggi e di tuoni silenziosi che auto-implodono senza preavviso. MrC davanti agli occhi e un castello di sabbia che si sgretola come sempre. Basta uno scambio di Cd sotto casa a riaprire squarci dell’anima cuciti con lo spago? Stringo patti con me stessa e serro il cuore. Voglia di partire a mille. Di fuggire senza codardia ma “di audace rinascita”.
Due settimane e mollo tutto e tutti per le foci del Po. Mi sembra già di vederlo, il grande fiume sornione. Col suo dolce incantesimo di riportarti sempre al tuo punto di ripristino migliore... “Muovo le onde e scivolo via”. Ecco fatto.
Accendino e candeline. Una torta improvvisata e io che canto per strada. Lo farei di nuovo, se solo potessi... Buon Compleanno, Mr C.
Il senso di Viro è la goliardia. Fusa con una dolcezza infinita e col suo essere premuroso come pochi. E’ il guizzo degli occhi che si spegne solo quando la luna ha il torcicollo...
Il senso di David Gnomo è l’osservazione silenziosa. E’ il suo dire poco e ascoltare tanto. E’ il misurare ogni singolo passo. Non per evitare di farne troppi, ma per essere sicuro di quelli che fa.
Il senso di Mr C è il caos creativo. E’ l’intelligenza sopraffina di non perdersi mai. E la capacità di ancorarsi a punti fermi inamovibili.
Il senso di Picchio è la provocazione. E’ l’essere sopra le righe sempre e per forza. E’ il suo essere affilato e compiaciuto.
E il vostro senso...qual è?
Esser presente o ESSERCI. Cosa conta di più? Mi gratto il naso e schiaccio INVIA. E’ quello che penso da sempre. Ma Ludovico Einaudi mi attraversa la testa e me lo ricorda. Stampa note su pensieri e filtra tutto in una musica dolce che profuma di casa. La prima volta che ho sentito le sue dita scivolare sul pianoforte ero a casa di Mr C. Una domenica mattina qualunque. Freddo fuori. Orario imprecisato che, però, ti sembra di toccare e sentire in cima allo stomaco, in una unità di misura che non esiste, ma che riconosci nel binomio perfetto “cornetto-cappuccino”. Ora come allora. Vicinissimi, ma lontani infondo. Perché vicini a Mr C non si può essere mai. Così leggo una mail di un amico, scrivo l’ultima parola di un mio racconto e guardo dritto in faccia il monitor. Perché è proprio lì che sta guardando lui. Il suo unico VERO amico. Il suo fedele compagno di lavoro. La cosa per cui rischiare di più e a cui affidare parole pericolose, inchieste di brividi, armi, parentesi esoteriche che ho toccato anche io. Ma la vita forse è di più di un articolo di giornale che finisce stropicciato sotto il cuscino di un divano. La vita vera è SU quel divano. Niente più corse in macchina. Niente fughe poliziesche. Vivo lontano ora. Vivo nell’ovatta sicura e banale. Quella che spero che anche Mr C trovi presto. “Buon trasloco, Mr C. Che la casa nuova ti regali tutto quello che ti sei perso fino ad ora. O tutto quello che hai saputo congelare, per potertelo godere d'ora in poi”.
Viro ha un'ematoma ad un occhio. Io zoppico come sempre. David Gnomo sarà ricurvo più di Quasimodo a progettare le sue cosette. E intanto il mondo starnutisce a tempo, vittima dell'influenza che finalmente miete le vittime che desiderava. Eppure l'unica persona al mondo che spero stia bene è Mr C.
Che dolce, ogni tanto, inciampare. Guardare la finta forza negli occhi e dirsi: "Sai che c'è? Ti manca. DILLO. Non va tutto bene per forza. Ma ora cammina dritta lo stesso".
“C&C andassero a fanculo”.
Santo Fieramosca (pensieridiunsognatore.splinder.com). SANTO SUBITO...nella sua ingenuità. In realtà il passaggio dalla teoria alla pratica è quanto mai impo se si tratta di Mr C. Signori, Mr C is back. Dopo 17 giorni di silenzio forzato (stop delle mie forniture di parole sia informatiche sia telefoniche sia via sms, ndr), eccolo che torna con un messaggino dolce e preoccupato. In realtà aveva lanciato un altro piccolo dardo settimana scorsa perché, in effetti, le mie sparizioni sono cosa più unica che rara: in 9 anni non era mai successo...
Così eccolo qua. Il telefonino bippa di un sms nuovo e scintillante che porta il nome di Mr C. E mentre la piccola crepa del cuore prova a riaprirsi, io fisso il display con un’altalena di emozioni che vanno dal desiderio di fracassarlo contro il muro, alla voglia di lanciarlo nel vuoto fino all’istinto ancora più macabro di una sapida immersione nella coca cola!!!! Mi sveglio dal sogno da killer seriale solo quando Dio Dollaro mi picchia in testa, ricordandomi la cifra astronomica spesa per il fashion celluraccessorio. Ed è proprio lì che il mio pollice se ne approfitta, corre emozionato in direzione "MrC" e, sfuggendo al controllo, preme “LEGGI”.
BUIO
Tremila-e-due formichine mi scavalcano e risalgono la schiena. Per un attimo, infinite stelline si accendono e illuminano un ricordo fatto di lenzuola, sonno, una scarica di mille bacetti leggeri, zanzare, fiorellini di campo. Un risveglio unico fatto di nulla, ma che vale 5 anni di una storia. E che scalcia per tornare a galla...con uno stupido sms!!! Sms che, però, di emozionante e dolce non ha nulla... E’ un sms interrogativo, dubbioso, preoccupato. Che contiene anche amarezza per un distacco non capito, per nulla condiviso.
Rispondo solo per evitare altri messaggi di questo tipo. Rispondo secca, ferita, ma anche ferma e senza più aspettative ingannevoli. Dico tutto, dico conciso, dico fermo ma non criptico, come lui. Dico chiaro. Non c’è più motivo per restare appesi a qualcosa che non tornerà più. Anche se la vorrei. Eccome se la vorrei...
E qui, l’abile mente di Mr C scavalca l’ostacolo, si allunga e sferra il colpo: “non ha senso che tu te ne vada ora. Noi abbiamo un LEGAME. Un triplo legame”.
PAUSA
Qualcuno adesso mi spieghi. Prima c’era l’AMORE e c’era l’AFFETTO. Erano concetti semplici e riconoscibili. Un po’ come il dolce e il salato. Il bianco e il nero. La porchetta e un cibo dietetico. Adesso ci sono i LEGAMI...inafferrabili, senza spazio né tempo, immobili quanto fluttuanti. Possibilmente riempiti di tante aspettative e proiettati fintamente verso l’amore. Ma più verosimilmente indirizzati solo verso il tiepidissimo (ma pur sempre consolatorio) affetto.
Nossignori...non ci sto. Sbotto e corruccio la fronte. Replico e chiudo. Poi appoggio le manine a forma di stella marina sulle guance e guardo fuori. Stessa aria di ieri, vero. Ma con tante speranze in più. Il difficile è solo crederci.
...9 giorni senza sentire Mr C. Un po' come smettere di fumare, dopotutto. I primi giorni ti spappoleresti il cranio contro il muro, poi, piano piano, si apre la sfida. Al momento, la sfida è così aperta che sto provvedendo a cancellare le sue tracce dal telefonino e dalla mail. Il che è talmente una novità per una che, quando si parlava di Mr C, metteva in moto un collaudatissimo piano di "collezionismo letterario"...
Eppure ora aspiro boccate di aria più leggera e, superato il primo senso di vuoto, mi godo questo stadio effervescente che suona un po' come il preludio di qualcos'altro. Il qualcos'altro è fatto di niente, per ora. Ma non ho nessuna fretta di condivisione di spazi e modi.
I soldatini di piombo che mi marciano attorno sembrano averlo capito e si tengono a distanza di sicurezza. Forse nell'attesa che io cammini. O che dimentichi, una volta per tutte, Mr C.
Così, nell'attesa di uno che sappia trasformare i limoni aspri della vita in dolce nettare degli dei, io aspetto. Mi godo gli spigoli, le crepe, le albe e i temporali, i momenti che o assapori o perdi per sempre.
E se in giro ci sono mariti cornuti e amanti felici, io non voglio nessuno dei due.
Voglio una persona piena di spigoli da conoscere, piena di crepe da seguire,
con cui condividere le mie albe e i miei temporali. Con cui fare un pezzo di strada.
Lo dicevo a Mr C tanto tempo fa. Adesso, invece, lo dico solo a me. (Che fatica, però)
I fraintendimenti, a volte, hanno più forza di certe verità. Ti cullano lievi e ingannevoli in una dimensione ovattata che alimenta fiducia e desideri. E che, immancabilmente, ti fa prendere quota. E più tu ti sollevi, più l'aria fresca ti pizzica le narici, ti entra nei polmoni e ne avverti una sottile nausea. Quello è il primo, lontano campanello d'allarme.
La telefonata che aspettavo non è mai arrivata. Ma l'ho fatta io. Ho grattato con l'unghia l'angolo della copertina del libro che mi ha accompagnato per 9 anni e, nel sollevare la pellicola trasparente che lo rivestiva, il suo apparirmi opaco e crudo è stata una riconciliazione con la verità.
"Ho una vita troppo incasinata, adesso. Non c'è spazio per un NOI".
Le corde vocali si annodano.
"Ti ho chiamata quasi tutti i giorni in questi anni, è vero. Ti ho cercata. Ma non volevo illuderti".
Gli occhi si sciolgono e la voce inizia a perdere equilibrio. Ma sto in silenzio.
"Non è come quando stavamo insieme, lo so, ma la sostanza è la stessa. Non ti rivoglio indietro, se no ti avrei già ripresa. Ma non voglio tu vada via".
Il cuore rimbalza tra le orecchie, ma perde il ritmo e sembra un orologio rotto.
"Siamo troppo legati perchè tu sparisca ora. E poi, in futuro, chissà...chi può dire che non..........."
Il telefono parla da solo, ormai. Raccolgo i pezzi di me, li chiamo per nome in una sorta di appello e li riordino un'ultima volta sotto il tuo nome. Poi, come coriandoli, spazzo via il mio carnevale.
Ma l'amore è un numero primo, divisibile per uno o per se stesso. Non cerco repliche. Prenderne coscienza è autoconservativo, ignorarlo è un'oscillazione perpetua tra inganno e illusione. Ogni amore che finisce è, a suo modo, un'illusione che si infrange. Ma, in tutta onestà, Mr.C, ti sei accorto del tuo dolce inganno involontario? Una parte di me sì. E per questo scivolo via e ripongo quel vecchio libro nella scatola dei ricordi. Esattamente da dove veniva. (se).
Pensieri ventosi, oggi. Praticamente l’unica cosa da fare con un sibilo così forte nelle orecchie per tutto il giorno... Di tutti gli agenti atmosferici, il vento è senza dubbio il più irriverente e antipatico. La pioggia è sorniona e catartica, la grandine piena di energia, la neve un soffice senso di abbandono.
Non a caso, quando piove si legge o si guardano film sul divano; quando grandina si guarda fuori dalla finestra con gli occhi sgranati e quando nevica ci si riempie i polmoni di aria rilassante. Perché non nevica? Semplice. Perché anche oggi non mi ha chiamata!
La sindrome post-adolescenziale della chiamata mancata continua a fare danni. A tal punto che, al primo trillo del giorno, ho risposto con l’aria sognante di Brooke in attesa del nono figlio e squittiii di ordinanza multipli, simil Mariah Carey. DANNO. DANNISSIMO.
Dall’altra parte del telefono non c’era LUI, ma quello che da ora in poi verrà da me battezzato DAVID GNOMO.
David Gnomo mi sta placcando da un po’. Quel po’ che basta per aver capito che potrebbe essere un fantastico amico, uno stupendo cugino mancato, ma un pessimo futuro fidanzato.
E non solo perché mi arriva al mento (da qui il suo inafferrabile soprannome), ma anche perché alla mia chiassosa verve, lui replica con un misurato sibilo. Da qui la domanda del secolo: perché ZEUS non mi manda uno normale? Ogni volta che esco con uno sembra che ci abbiano sorteggiati...