C’è un non-so-che di perverso negli ospedali ortopedici. Specie in quelli apparentemente friendly, come il Galeazzi di Milano. Questa mattina mi accoglie con un’illusione: la facciata tutta ROSA e grigia. Varco la soglia e sono travolta da infermieri che passano a sciami, tutti impettiti e sorridenti. Manca poco che si inchinino, penso. Ma la realtà non è tanto diversa dall’immaginazione ed ecco il formicaio dei tirocinanti, impegnati in una transumanza compulsiva tra una stanza e l’altra del reparto. Chiedi loro un’informazione e ti fan quasi la riverenza. Salvo poi riprendere le loro opere di pastorizia migrante in camice. Così me ne sto appollaiata su una poltroncina a godermi lo spettacolo da Mulino-Bianco-Hospital, in attesa della chiamata dell’Ortopedico. Sesamoidi, sì signori. Siam sempre lì. Migliorano un po’, peggiorano di nuovo. Altalenanti come l’umore dei depressi cronici. Faccio spallucce davanti a un povero plurifratturato (due braccia e una gamba...) che mi strizza l’occhiolino dalla sedia a rotelle (ocio che ti fratturi anche il nervo ottico!!! Ghghghgh) e attendo la chiamata di Orto-Ken. Ed eccolo lì: un metroeottanta di divinità. Con tanto di sigla da soap opera in sottofondo (o forse quella l’ho sentita solo io?!). Mi fa accomodare nello studio e ascolta la mia storia piedinica con gli occhi più compassionevoli della storia. Sbatte le ciglione scure come solo al corso di Forrester-ologia sanno fare e mi coccola il piedino malato come Ridge accarezzava Brooke al parto numero ventiequalcosa. Ma poi le luci si abbassano. Vento gelido e porte che sbattono. L’ospedale diventa grigio. Gli infermieri non sorridono più. E lui, Dott. House Casanova, monta i canini da Dracula e spara: PIEDI DA OPERARE. Non uno. Tutti e due. Anche quello sano. Ma che, scherziamo?!!!! Raccatto alla velocità della luce lastre e pensieri finto-adulterini da sit-com. Mangio grandi fette di asfalto sotto i piedi e scappo alla macchina. E nel mandare un sms traboccante d’amore e coriandoli a Nathan, snocciolo il mio pensiero: i serial killer ti sorridono tutti. Anche i vampiri (fighi) in camice...
(E comunque, caro Dottore, io dico che ti sei laureato alla Cepu...)