I bravi ragazzi li riconosci perché non sanno mai cosa dirti. Ti guardano ed esplode il silenzio. Abbassano lo sguardo e poi recitano la parte più collaudata di tutte, quella che nella loro vita ha funzionato di più. Il sipario si apre così sul timido imbranato, l’intellettuale solitario, il cornuto rigoglioso, il mancato anarco insurrezionalista e il musicista represso. Non si scappa. Il resto è un rimescolar di cannuccia nel cocktail e sbriciolar di tovagliolini in attesa di una frase ad effetto da lanciarmi lì a bomba, il prima possibile. Nove su dieci vorrei alzarmi e scappare, ma la tenerezza mi paralizza la lingua biforcuta e mi lega a quel tavolino così dolcemente apparecchiato di mille aspettative. Penso “Do ut des” e tracanno Cosmopolitan a profusione.
E poi ci sono loro: i cattivi ragazzi. Che si sollevano il collo della camicia come pavoni dell’Himalaya. Ti fissano con l’occhio socchiuso e la bava alla bocca, mettendo bene in vista Blackbarry e chiavi del SUV. Citano con intensità emotiva Coccoluto manco fosse Camus e lodano le chiappe della Bellucci senza sapere che quelle che vedono al cinema sono della sua body-double, Leila Virzì. Io a quel punto conto pecorelle virtuali nell’attesa di un improvviso colpo di sonno e loro insistono per fare un salto a casa “a prendere i documenti della macchina, prima che mi arrestino”. Seee...manco fossi scema... Di lì in poi è il massacro. Ogni bastardaggine è ammessa pur di scrollarseli di dosso. Compresa la telefonata all’amico Gay che piomba a mezza serata facendo la finta scena (collaudatissima e da premio Oscar) del fidanzato cornuto. E giù a ridere. Mentre il doppiopirla se la dà a gambe. O finisce, cinque minuti dopo, tra quelle della biondina acqua-cheta vicina di tavolo.
Di qui la tesi del grande Filippo Facci: “l’uomo dei sogni non è nei locali. E’ a casa sua. Russicchia sul divano con in mano una Bud mezza vuota e la tv accesa”. Ecco perché sto per darmi a nuove professioni: la Citofonina, la Tipic-hina o la Postina. Salvo qualche parentesi happy houriana dove imbavaglio il cinismo con uno straccio di educazione e sviolino sorrisi. Per puro divertimento. O per raccogliere curricula per Charlotte. (Finchè VAFFA non ci separi).








