mercoledì, 28 marzo 2007 | in : °° racconti °°

Sigilla gli occhi e poi spara una nuvola di saliva contro la mano destra. Più violenta di un compressore. E poi agguanta con quella stessa mano la mia. Lo chiamano Lago. E da oggi sarà il mio capo.

Mi siedo sul bordo della sedia e, approfittando del suo scroscio dentro un Cleenex, lancio uno sguardo orizzontale in perlustrazione della sua scrivania. Caotica e polverosa, con un certo gusto kitsch tempestato in oggettini D-Mail, reparto ufficio. Faccio appena in tempo a scollare gli occhi da una sauna da viso da tavolo, quando lui esordisce spiegandomi la sua teoria degli starnuti. “Lo sapeva che se trattiene uno starnuto le può uscire il cervello dalle orecchie?”. Fantastico. Ora so che quest’uomo sarà pazzo di me. Recupero le mie conoscenze in materia da wilkipedia e snocciolo la tesi del secolo: starnutire ad occhi aperti è ancora peggio. Lui mi fissa con un misto di panico e imbarazzo. Deglutisce e poi si fa minaccioso, allungandosi sul tavolo in mia direzione. “Lei vuol dire che io starnutisco ad occhi aperti?”. “Oh, noo!! Certo che no!!! Lei li chiude tantissimo! Così chiusi che non si vedono neanche le ciglia”. “Meno male - fa lui - Pensavo che mi stesse dando del maleducato prima di iniziare”. E in men che non si dica, caccia indietro nel naso un respiro umido con scroscio rumoroso. E afferra il mio curriculum.

Chissà perché, ma di tutta risposta mi verrebbe voglia di mettermi un dito nel naso...

ijado @ marzo 28, 2007 12:47 | commenti (8)(popup) | commenti (8)
mercoledì, 28 marzo 2007 | in : viro

...perchè, alla fine, il miglior consulente è sempre lui: il piedino. Stamattina articola gran discorsi. Merito del tempo, certo, che finalmente ha smesso di tuonare improperi contro le stagioni che non ci sono più. Ma anche merito delle violente session di magnetoterapia che gli stanno donando nuova linfa. Stamattina mi alzo, lo fisso con gli occhi a fessura e, dandogli il buongiorno, gli lancio una battuta secca per ricordargli di non azzardarsi a fare scherzi. Lui risponde un po’ in sordina, quasi a preannunciarmi che la giornata avrebbe necessitato di tutte le nostre energie e che non valeva la pena di disperderle. Ebbene...aveva ragione! Apro la mail e chi ci trovo? Viro. Sì, signori, Viro is back. Il mio amicone calciatore si è lanciato alla grande e, nel saltare a piè pari il recinto spinato tra amicizia e “aumma aumma”, piomba al mio cospetto con fare tutt’altro che fraterno. Cosa non nuovissima, in realtà, ma oggi la situazione è a dir poco sbottonata! Inutile dire che io e il piedino abbiamo aperto le consultazioni ufficiali e stiamo prendendo tempo. In realtà la questione strategica è una: come battere la ritirata senza fare troppi danni... Mmmm... Dilemma. Speriamo di non andare ai rigori.

ijado @ marzo 28, 2007 11:48 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
lunedì, 26 marzo 2007 | in :

Dancer-in-motionProve tecniche, oggi. Shock allo specchio a parte, mi sono data all'improvvisazione danzereccia!!! Il che, fatto con un piede solo, significa solo una cosa: il coreografo è ubriaco. Lo gne-gne del piede sifulo è da vedere, gente. Ma i giri sul piede buono salvano ogni torta venuta male!!!  Rendo l'idea? (Picchio, scusa, giuro che domani sto fermissima!).

ijado @ marzo 26, 2007 19:30 | commenti (popup) | commenti
lunedì, 26 marzo 2007 | in :

...falso allarme! Entro in tutti i jeans!!!! Ossantamariadelleballerine...che spavento.

ijado @ marzo 26, 2007 19:19 | commenti (popup) | commenti
lunedì, 26 marzo 2007 | in :
...cari amici bloggers, sappiatelo. Sto per tentare il suicidio per overdose di meringhe. Poi ufficialmente DIETA. Anzi, già che ci penso, niente meringhe. Dieta da subito. Ho visto un'orchessa in shorts allo specchio. Ero io?! Uh signur...
ijado @ marzo 26, 2007 19:18 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
domenica, 25 marzo 2007 | in : divinità, schegge di me, il senso delle cose

Il parrucchiere è un animale sacro. Come le vacche dell’India.

Va venerato e osannato al di sopra di ogni creatura divina, ragion per cui versargli cospicue fette di stipendio non equivale ad un vile pagamento, ma ad una donazione per innalzare il nostro spirito ( e le radici dei capelli) ai suoi sommi insegnamenti. Lo vado a trovare sabato - giorno segnato sul calendario non in rosso, ma in castano con le meches -  e mi prostro immediatamente ai suoi piedi per il basso tradimento di dicembre. (Colpa ampiamente espiata con la pubblica esposizione di una chioma color nutria per mesi TRE). Lui la prende alla leggera e sorride di tre quarti, perfettamente consapevole del fatto che tradire il parrucchiere non è un cornino come gli altri e se c’è qualcuno a farne le spese è sempre il trico-fedifrago.

E qui si apre il teatrino dei danni.

Lui che esamina le chiome come un parquettista il lavoro fatto da un altro. Le soppesa come il pescivendolo farebbe con un branzino di dubbia provenienza. E analizza le punte controluce per poi constatare lo svuotamento della fibra, decretando -solenne- la necessità di un’operazione tagliurgica a ciocca aperta. Ma lì succede il miracolo. Dopo 20 minuti di testa al cartoccio (e mia pronuncia di formule esoteriche per allontanare i demoni dell’alopecia da combustione) Lui si mette a tagliuzzare in preda all’illuminazione somma del divino Luciano Colombo. Ed ecco la grazia. La pantegana del naviglio Martesana lascia il posto ad una choco-girl con riflessi dorati e frangetta d’ordinanza. Che, una volta uscita dal salone,  fa l’unico sforzo ginnico concesso (se non dovuto) del post parrucco: lo sculettamento.

E fatto con le stampelle, credeteci, è quasi ARTE.

ijado @ marzo 25, 2007 21:09 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
sabato, 24 marzo 2007 | in : musica, il senso delle cose

Un brivido che percorre il prato. E la luna che si allunga per guardarlo scivolare. Inafferrabile, però, come un filo di perle che si rompe, il brivido rotola più in là, sotto la terra, sotto l’acqua. A solleticare superfici che noi non possiamo toccare. La musica di Giovanni Allevi è come quel brivido. E lo contiene. La perfezione, per questo, oggi ha un nome. Il suo.

ijado @ marzo 24, 2007 19:40 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, 22 marzo 2007 | in :

Lanciare lontano il polmoncino di ferro dell’homo tecnologicus è un’ebbrezza unica. Perfino brividosa. Lo scopro in questi giorni, quasi obbligatoriamente, nel bel mezzo delle sessioni violente di magnetoterapia a cui sottopongo lui: Survivor (alsoknownas “Gino”, alsoknownas “il mio piedino”). I campi magnetici e il cellulare non vanno d’accordo. Si scartavetrano a vicenda. E quindi zac: ILLUMINAZIONE!!! Addio fashion trastullino suonante. Mai privazione fu più estasiante. Ahhhh....

ijado @ marzo 22, 2007 19:20 | commenti (popup) | commenti
giovedì, 22 marzo 2007 | in :

Capita, a volte, di considerare che i cani siano esseri di gran lunga superiore agli umani. Eppure, agli occhi di chi è passato qui oggi pomeriggio, è parso tutt’altro. La chiudo con due parole: blog ton. Esiste, anche qui.

(Chi doveva capire, ha capito). Wofff.

ijado @ marzo 22, 2007 19:10 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
martedì, 20 marzo 2007 | in :

piedi nuovi

...attendo un formale NULLA OSTA  dal mio fisioterapista (l'ormai -a voi- noto PICCHIO...), ma siamo fiduciosi: all'apparenza, i piedini nuovi, funzionano!!!! Un grazie "ufficiale" a Aldus, Dolcetenera, Cruna72 e Caneghira!!!
ijado @ marzo 20, 2007 13:22 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
sabato, 17 marzo 2007 | in :

Pizzica la faccia. Non ci sono più abituata. Le prime ore di “aria” sono emozionantissime. Mi reggo sui piedini a malapena, ma il sole che mi punta dritto in faccia mi tiene in piedi e mi scalda la fronte. Sono come un gambo di girasole. Lui si sposta e io lo seguo, sulla terrazza di casa mia. Sotto, i rumori della strada, di un quartiere che scalpita tra spesa del sabato mattina e una sposa che esce dalla vecchia chiesa della piazza. Il telefono di casa squilla, il mio cane abbaia alla vicina che è tornata, ma io sono letteralmente inchiodata sul balcone e non sento altro. E anche quando il vento si alza per ricordarmi che è ora di rientrare, io me ne sto lì, ormeggiata e sorridente a guardare fuori. Sono in piedi. Ancora presto per dire che è passata del tutto, ma sono felice. E quando sulla porta vedo il musetto del mio cane che mi guarda perplesso, mi viene proprio da ridere... Scodinzola dalla gioia anche lui. Uno a zero per me, signori.

ijado @ marzo 17, 2007 16:48 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
venerdì, 16 marzo 2007 | in :

Mi appendo al sonno come ai sostegni dell’autobus e mi lascio penzolare qua e là in attesa che succeda qualcosa. Il tic tac della sveglia scandisce il ritmo del mio respiro, nel tentativo di guidarmi in un percorso ipnotico che accetto di fare di buon grado. L’aria calda del pomeriggio fa il resto e mi avvolge in un abbraccio da obliterare subito o mai più. Scaccio in fretta i sensi di colpa per il pisolino pomeridiano e, nel passare in rassegna le cose da fare, mi firmo da sola la giustificazione per la pigrizia. Poi strizzo l’occhio al conducente e mi addormento. Nei brevi attimi di lucidità che ci concedono, intravedo qualcun altro che bussa ai finestrini dell’autobus per salire, ma è troppo tardi. Il compiacimento e la bastardaggine nel vederli allontanare mi riempie, così firmo subito tutte le altre clausole vessatorie del contratto di trasporto verso Morfeo Land. E mi abbandono per qualche oretta. “Chiamatemi quando arriva la primavera”.

ijado @ marzo 16, 2007 19:17 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, 14 marzo 2007 | in :

biglieLascio andare gli occhi all’indietro, trattengo il respiro per un secondo e poi butto fuori tutto, rumorosamente. Ci risiamo. Per l’ennesima volta non ci si capisce. Possibile che le comunicazioni donne-uomini si muovano su un terreno di biglie impazzite? Lui fa marcia indietro e poi affonda di nuovo il colpo. Mi guarda di traverso da un avatar fin troppo realistico e clicca Invia. Benedetti litigi telematici...quanto sarebbe più facile scannarti dal vivo. Ma poi ci ripenso. E’ la stessa storia, un’altra volta. Lui, l’amico, la fidanzata, io. Cambiano solo gli elementi, ma l’equazione è la stessa. Solo che questa volta, non voglio la formula. E cancello un elemento. Io. (Almeno fino a nuovo ordine)

ijado @ marzo 14, 2007 20:58 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
martedì, 13 marzo 2007 | in :

mano tesaA volte capita di scoprire che c’è solo una cosa al mondo che vorresti. Una cosa che era lì da tanto tempo, ma che a tratti si nascondeva nell’ombra, a tratti brillava così tanto da impedirti di guardarla bene. Poi arriva un giorno in cui cambi prospettiva e provi a mandare uno sguardo in quella stessa direzione, con gli occhi socchiusi, temendo di restare abbagliata ancora una volta. E invece no. Riesci a vederla, quella cosa che brilla. La vedi eccome. Distintamente, quasi a poterla toccare. Appena allunghi la mano, però, ti accorgi di quanto sia lontana. Tendi le dita più che puoi, costringi ogni cellula del tuo corpo a farsi lunga, quasi a stirarsi in sua direzione. Ma non ce la fai. Il destino burlone mette tempo e spazio, in mezzo. O fa ancora di più: mette sensi di colpa, incertezze, bivi. Che qualcuno non vuole ancora percorrere. E allora ritiro la mano. La guardo. E sorrido... che strani uomini, gli uomini.

ijado @ marzo 13, 2007 22:11 | commenti (popup) | commenti
lunedì, 12 marzo 2007 | in :

 

Come un bacio a fior di labbra. Come il solletico dei capelli sulla schiena. Come l’erba bagnata sotto i piedi. La perfezione non ha forma. Ma esiste da sé, senza bisogno di trovarle un nome. Via le lame dal mio cuore, via le cose che lo umiliano. E’ ora del solletico del mattino. Guarda adesso come piove, da un punto che non vedo. Dietro, però, c’è sempre il sole. E chissà che nome avrà.

ijado @ marzo 12, 2007 18:55 | commenti (popup) | commenti
domenica, 11 marzo 2007 | in : vaffa

Okay... E’ una sfida. DITELO. Saperlo mi farebbe arrabbiare di meno. Parlo al plurale, ma il destinatario delle mie invettive domenicali è uno: il mio piedino destro. Ancora non ha capito con chi ha a che fare. Fa un passo avanti e dieci indietro. E, così, mi costringe ad altre settimane di pseudo-immobilità. Altro che sprint primaverile... La sesamoidite di dicembre ha strascichi più lunghi del velo di una sposa immacolata. E mi sembra di inciamparci, in questo benedettissimo velo! Di aggrovigliarmi e perdere l’equilibrio giusto a un passo dall’altare, tra le risatine della suocera baffuta. Niente suocera, almeno questo è un punto a mio favore, direbbe qualcuno...

Ma la zitellaggine di ritorno non è sempre consolatoria. Specie se si deve fare a meno delle scarpette per un altro mese (con conseguente azzeramento della vita sociale e peregrinaggio ad libitum di amici volenterosi e badanti nella mia casuccia). Il tutto condito dalla nuova trovata del mio ortopedico, in preda ad una visione kimbasingeriana dei fatti: “Pàssati dei cubetti di ghiaccio sotto al piede”. Salvo ripiegare su un più serioso monito: “e attaccati alla magnetoterapia anche 3 ore al giorno”.

Risultato? Quella che si vede attorno a me non è l’aura... E’ un enorme campo magnetico. Chissà che non accenda le luci di casa al mio passaggio.

Altro che domotica...

ijado @ marzo 11, 2007 12:38 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
mercoledì, 07 marzo 2007 | in :

 

andreaEra proprio così che ti immaginavo. Su un cavallo bianco. Non poteva essere diversamente... E tu, sornione, se solo ora potessi rispondermi, sorrideresti soltanto. Abbassando lo sguardo. Per anni ho cercato di disegnare i contorni del tuo viso ogni sera, per non dimenticarti. E solo ora mi accorgo dell'inganno sottile del tempo. Che diluisce i dolori e sfuoca i ricordi. La cosa più vera di te, però, me la porto dentro. In quel mare di coincidenze che mi hanno portato sulla tua strada, allora come ora. E da cui mi sono staccata a forza, per non precipitare. Ho perso. Ho perso la partita, l'amore vero che avevo allora, ma più di tutto ho perso un amico. Un fratello con un cognome diverso. Che ora, forse, mi guarda da lontano. E mi trova. Con una foto, in una pagina sconosciuta, nel mare infinito di internet. (grazie andre)

 

ijado @ marzo 07, 2007 20:59 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
martedì, 06 marzo 2007 | in :

Giorni annodati, questi. Che faticano anche a slegarsi, in realtà... Giorni che ti sembrano ribellarsi ad ogni “balsamo” e si rifiutano di scivolare con facilità.

Ma non mollo. Mi impegno e, tra un passetto e l’altro, guardo fuori e vedo già l’estate...

ijado @ marzo 06, 2007 20:17 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
giovedì, 01 marzo 2007 | in : schegge di me

C’è un muro sottile che mi separa da loro. Come una membrana trasparente. Una specie di pellicola che si lascia guardare attraverso, ma che, se presa al contrario, diventa impenetrabile. Il muro che separa la magnetoterapia dal laser è così. Una lama di pochi centimetri che dà l’illusione di privacy, ma che regala squarci di vita altrui a basso costo. Chi si stende sul lettino della magneto pensa di essere solo, invece dietro il muro, sotto il raggio infuocato del laser, un bel paio di orecchie stanno ad ascoltare. E (purtroppo) viceversa...

 

La signora numero uno è gonfia come un tacchino ripieno. Trasuda botox e muove le labbrone da innesto come un pesce rosso a filo d’acqua. La vedo con la coda dell’occhio mentre aspettiamo alla reception e poi, una volta scesi nelle salette della fisioterapia, ne riconosco la voce al di là del muro. Timbro ruvido da fumatrice. Sigarette sottili e lunghe, potrei scommetterci. E lei che, con quel fare annoiato e supponente, chiede alla fisioterapista di spegnerle il cellulare. (Che, manco a dirlo, non produce una banal musichetta di “chiusura sistema”, ma, solenne, fa: “DOLCE & GABBANAAA...”).

Niente al caso, signori...

 

La lady marmalade numero due è un’ossessiva compulsiva che racconta le sue nevrosi al mondo intero senza troppi problemi. Età presunta: over 65. Due figlie che vivono per i fatti loro e lei che, per non rischiare, dorme con due telefoni sempre accesi sul comodino. “Perché voglio sempre essere rintracciabile”. Anche in fisioterapia, si sa mai. “Pensi che un amico di mia figlia l’hanno trovato in bagno dopo due giorni, stecchito per un’aneurisma cerebrale. Avesse avuto un telefono vicino...”

 

E, quando il tempo sta per scadere, ecco la signorotta numero tre. Borghesissima, manco a dirlo. Ma di tutt’altra pasta. Di quelle che profumano di soldi senza parlarne mai. Ha male ad una spalla, lei. E mentre i miei piedini assorbono le onde magnetiche, il raggio del laser le attraversa l’articolazione e i pensieri. Così lei, pensando di essere sola, canta... Non Beyoncè o Shakira come avrei scommesso. Canta Miles Davis, signori. QUESTA sì che è davvero classe.

ijado @ marzo 01, 2007 11:24 | commenti (3)(popup) | commenti (3)