Sigilla gli occhi e poi spara una nuvola di saliva contro la mano destra. Più violenta di un compressore. E poi agguanta con quella stessa mano la mia. Lo chiamano Lago. E da oggi sarà il mio capo.
Mi siedo sul bordo della sedia e, approfittando del suo scroscio dentro un Cleenex, lancio uno sguardo orizzontale in perlustrazione della sua scrivania. Caotica e polverosa, con un certo gusto kitsch tempestato in oggettini D-Mail, reparto ufficio. Faccio appena in tempo a scollare gli occhi da una sauna da viso da tavolo, quando lui esordisce spiegandomi la sua teoria degli starnuti. “Lo sapeva che se trattiene uno starnuto le può uscire il cervello dalle orecchie?”. Fantastico. Ora so che quest’uomo sarà pazzo di me. Recupero le mie conoscenze in materia da wilkipedia e snocciolo la tesi del secolo: starnutire ad occhi aperti è ancora peggio. Lui mi fissa con un misto di panico e imbarazzo. Deglutisce e poi si fa minaccioso, allungandosi sul tavolo in mia direzione. “Lei vuol dire che io starnutisco ad occhi aperti?”. “Oh, noo!! Certo che no!!! Lei li chiude tantissimo! Così chiusi che non si vedono neanche le ciglia”. “Meno male - fa lui - Pensavo che mi stesse dando del maleducato prima di iniziare”. E in men che non si dica, caccia indietro nel naso un respiro umido con scroscio rumoroso. E afferra il mio curriculum.
Chissà perché, ma di tutta risposta mi verrebbe voglia di mettermi un dito nel naso...
Prove tecniche, oggi. Shock allo specchio a parte, mi sono data all'improvvisazione danzereccia!!! Il che, fatto con un piede solo, significa solo una cosa: il coreografo è ubriaco. Lo gne-gne del piede sifulo è da vedere, gente. Ma i giri sul piede buono salvano ogni torta venuta male!!! Rendo l'idea? (Picchio, scusa, giuro che domani sto fermissima!).
Lascio andare gli occhi all’indietro, trattengo il respiro per un secondo e poi butto fuori tutto, rumorosamente. Ci risiamo. Per l’ennesima volta non ci si capisce. Possibile che le comunicazioni donne-uomini si muovano su un terreno di biglie impazzite? Lui fa marcia indietro e poi affonda di nuovo il colpo. Mi guarda di traverso da un avatar fin troppo realistico e clicca Invia. Benedetti litigi telematici...quanto sarebbe più facile scannarti dal vivo. Ma poi ci ripenso. E’ la stessa storia, un’altra volta. Lui, l’amico, la fidanzata, io. Cambiano solo gli elementi, ma l’equazione è la stessa. Solo che questa volta, non voglio la formula. E cancello un elemento. Io. (Almeno fino a nuovo ordine)
A volte capita di scoprire che c’è solo una cosa al mondo che vorresti. Una cosa che era lì da tanto tempo, ma che a tratti si nascondeva nell’ombra, a tratti brillava così tanto da impedirti di guardarla bene. Poi arriva un giorno in cui cambi prospettiva e provi a mandare uno sguardo in quella stessa direzione, con gli occhi socchiusi, temendo di restare abbagliata ancora una volta. E invece no. Riesci a vederla, quella cosa che brilla. La vedi eccome. Distintamente, quasi a poterla toccare. Appena allunghi la mano, però, ti accorgi di quanto sia lontana. Tendi le dita più che puoi, costringi ogni cellula del tuo corpo a farsi lunga, quasi a stirarsi in sua direzione. Ma non ce la fai. Il destino burlone mette tempo e spazio, in mezzo. O fa ancora di più: mette sensi di colpa, incertezze, bivi. Che qualcuno non vuole ancora percorrere. E allora ritiro la mano. La guardo. E sorrido... che strani uomini, gli uomini.
Era proprio così che ti immaginavo. Su un cavallo bianco. Non poteva essere diversamente... E tu, sornione, se solo ora potessi rispondermi, sorrideresti soltanto. Abbassando lo sguardo. Per anni ho cercato di disegnare i contorni del tuo viso ogni sera, per non dimenticarti. E solo ora mi accorgo dell'inganno sottile del tempo. Che diluisce i dolori e sfuoca i ricordi. La cosa più vera di te, però, me la porto dentro. In quel mare di coincidenze che mi hanno portato sulla tua strada, allora come ora. E da cui mi sono staccata a forza, per non precipitare. Ho perso. Ho perso la partita, l'amore vero che avevo allora, ma più di tutto ho perso un amico. Un fratello con un cognome diverso. Che ora, forse, mi guarda da lontano. E mi trova. Con una foto, in una pagina sconosciuta, nel mare infinito di internet. (grazie andre)






