mercoledì, 28 febbraio 2007 | in :
ijado @ febbraio 28, 2007 19:49 | commenti (popup) | commenti
sabato, 24 febbraio 2007 | in : schegge di me, david gnomo

Risultati del casting:

- Nardo. Professione taxista. Vera professione: kick boxer. Mille minuscole cicatrici di guerra sulla pelle e duemila parole rassicuranti sulla punta della lingua. Voce ferma, senza intonazione. SCARTATO. Motivazione: un'enciclopedia delle arti marziali, un bigino farlocco del resto. "Com'è che si chiama il presidente della camera di adesso? Boh, tanto son tutti uguali". Bon dieu...

- Mivo. Professione fisioterapista. Sguardo perso nel vuoto, scarpe abbaglianti (Crocs viola!), battuta pronta. LE FAREMO SAPERE.

- Gabe. Riemerge dal nulla con un sms piacione. INCENERITO senza facoltà di replica.

- David Gnomo. In attesa della mia guarigione, si offre come badante. Uno così o lo picchi o ridi. Per cui, ehehehe...LE FAREMO SAPERE.

- Viro. 300km e non sentirli. Su di lui mille considerazioni ottime da amico. Da amico, appunto.

Morale? Dio bono, chiudiamo sto casting va'. Li rinvio a giudizio tutti...

 

ijado @ febbraio 24, 2007 13:06 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, 23 febbraio 2007 | in :
piedi...commissari esterni (perchè dormono rigorosamente fuori dalle copertine da mesi DUE, causa tendinite) del  CASTING...i miei piediniiiiii !!!!! Mr Gino e Mr Pino! I due noti critici selezioneranno personalmente i candidati più promettenti. Astenersi perdi-dita.
ijado @ febbraio 23, 2007 20:53 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
giovedì, 22 febbraio 2007 | in : schegge di me

Il flirt è una cosa seria. Al giorno d’oggi non si flirta mica a casaccio. Già solo il verbo - FLIRTARE- impone un certo glamour-contegno. Un contegno spensierato, certo, ma fatto di bollicine Doc...altro che spumante dello scaffale “Z” Esselunga. Che l’ammiccamento, poi, sia demodé lo confermano anche gli autori da telepromozione che hanno smesso perfino di cronometrare i battiti di ciglia di Gisella Donadoni e Mastrota. Virando verso un più democratico flirting e lasciando le spanteganate da materasso a Katia Arredamenti. Così, ora, se si vuole convincere qualcuno a sedersi sul nostro divano (anziché comprarlo) è buona regola prendere possesso della moderna Ars Amatoria. Ed applicarsi.

Ovidio e i suoi distici eligiaci non ci si ribaltino 3MST (3 metri sotto terra), ma l’arte dell’amore spicciolo è un mezzo più pratico. Mentale o spacciugoso, platonico o impastatore, il flirt dura quanto un film, regala l’emozione di un diamante tarocco, ma fa lo stesso felicità. A patto di alzare i tacchi anche senza “consumare”, se ci gira. Sì... perché a differenza di una storia, il flirt può anche solo cinguettare senza compromettersi troppo.

Beata la consapevolezza di chi si presta al gioco, allora. Rischiando di portarsi a casa tutto o niente. Ed è proprio lì il punto...CHIIII?!

Posto che una (quasi) 30enne single non ne vuole sapere di storione (già dato) né di storielle (ve prego...), la soluzione “flirt sartoriale” è la migliore che ci sia. Ma vallo tu a pescare un flirt su misura! Che abbia la mente kantiana e lo spirito bergonzoniano, l’umorismo fabiovolesco e la critica beppegrilliana. E che sopravviva a un senso estetico sublime quanto inceneritore. A cui andrebbe aggiunto anche uno spiccato senso per i tempi teatrali: “capisci quando è l’ora di alzare i tacchi”...

“Bella, ma è impossibile!”, mi salta su Picchio (il mio fisioterapista, ndr).

“Qui finisce che pensi troppo e non trombi niente. E non fa niente bene al tuo piedino”.

Santamadonnadelrosario...come come??!! ALT! FERMI TUTTI!!!! Non fa bene al mio piedino? NO!!! Macchè flirt! Qui URGE un fidanzato nuovo. Non un coso usa e getta. Un ragazzotto a LUNGA CONSERVAZIONE. Eureka!!!

DA OGGI SONO UFFICIALMENTE APERTI I CASTING!

(Giuliaccino astieniti. Lo so che ti ho illuso col mio post precedente... ma fattene una ragione)

ijado @ febbraio 22, 2007 19:48 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
giovedì, 22 febbraio 2007 | in : schegge di me
Al momento ho una certezza: posso fare la fortuna di un metereologo. Vento, pioggia o semplici annuvolamenti?! Riconosco tutto e con un anticipo di almeno 24 ore. Altro che calli!!! Le tendinopatie sono ben più affidabili. Giuliaccino, fattene una ragione: una ex ballerina azzoppata è più precisa delle tue previsioni. Almeno, d'ora in poi, potrò uscire con ombrello e impermeabile anche se tu ammicchi dal video dicendo che sarà una giornata soleggiata. A questo punto, la soluzione: sposiamoci. Dopotutto si sa, non tutti i tendini si spaccano per nuocere.
ijado @ febbraio 22, 2007 13:13 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, 21 febbraio 2007 | in : schegge di me, mr c
Okay...calma. Ora è tutto chiaro. Sono assuefatta alla feniletilammina...la sostanza chimica che il nostro cervello produce quando ci si innamora. Ecco perchè non mi innamoro più di nessuno! Gasp. Deve essere sicuramente così. C'è una cura? Mmmm.
ijado @ febbraio 21, 2007 19:57 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, 16 febbraio 2007 | in :

Oggi penso che lo sbadiglio sia una bolla d'aria nell'anima. Un'interruzione di corrente. Una goccia che si stacca. Ma quante bolle, quanta corrente e quanta acqua c'è nell'anima? Mi siedo e rifletto. L'anima, secondo alcuni pesa 21 grammi. Quella che abbiamo dentro, forse... Ma quanto pesa l'anima che ci circonda? Ecco allora cosa voglio immaginare. Che ogni sbadiglio sia uno sfogo dell'anima interna. Un'eruzione emotiva per ricongiungersi con l'anima esterna. Come un ruttino di un bambino o un sospiro di un vecchio. Con l'unica differenza che lo sbadiglio non ha età. Svuota e riempie allo stesso tempo. Anticipa fame oppure è il preludio del sonno. E placa. Come solo un amante sa fare.

ijado @ febbraio 16, 2007 19:53 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
mercoledì, 14 febbraio 2007 | in : schegge di me

Portare a destinazione il cliente. Non fargli mai domande. E guardarlo di nascosto. Con l’angolo destro degli occhi. I taxisti sono una razza a parte. Animo da serial killer e controllo da chirurgo. Pazienza monolitica e memoria stradale pronta da tagliare a dadini. Farti un’idea su di loro è impossibile. Un taxista non ha né età né ideali che vuole condividere. La sua invisibilità, a volte, ti fa credere che l’auto su cui stai viaggiando si stia muovendo da sola. Che là davanti, al posto del guidatore, ci sia solo un manichino silente programmato per un BUONGIORNO iniziale e un GRAZIE ARRIVEDERCI finale.

Invece no. Il primo spiraglio per capire di che pasta è fatto un taxista è ascoltare la SUA musica. Perché ogni taxista è il prolungamento della sua auto e il sinonimo della sua radio.

Ecco allora Il Nostalgico. La sua musica è italiana Doc e a basso volume. Non per evitare di infastidire il cliente, ma perché il cliente, tanto, non capirebbe. Di solito il Nostalgico si riconosce perché appende un crocefisso allo specchietto retrovisore o sistema un Padre Pio nel vano portacose, proprio sotto al vecchio TuttoCittà stropicciato. Fuma. E’ disordinato. E si infiamma quando i notiziari pulsano di eventi politici. E rosso. Rossissimo. “Perché i soldi se li tengono tutti loro. E noi giù a lavorare fino a 70 anni”.

Poi c’è Il Tecnologico. La sua radio è inchiodata su una sola frequenza: Radio DeeJay. E le sue dita sono costantemente impegnate nell’arpeggio di un navigatore satellitare ultrapiatto, un palmare e un telefonino. Da cui manda sms rigorosamente con la pennina. Non gli interessa la politica. Non gli interessa il tempo. Non gli interessano i libri. “Li vedo solo quando vado da Mondatori Informatica a vedere i computer”. Touché. Perché chiedere, se si hanno già le risposte... Il Tecnologico guida in punta di piedi. Non parte al semaforo, ma decolla. E ama più Fabio Volo di sua madre.

A volte, poi, si incontra anche L’Ecotaxista. La sua macchina è un tempio della perfezione svizzera. Nulla è fuoriposto. Perfino i sedili profumano di mango. E dalla sua radio esce solo musica di LifeGate. Lui è il più silenzioso di tutti. Ti chiede la destinazione senza la più lieve torsione del collo. Guida con gli occhi socchiusi per sorseggiare meglio l’ultimo brano di Ludovico Einaudi. Se accidentalmente ti suona il telefono, sbuffa. GLI DAI FASTIDIO. Molto fastidio. E non fa nulla per non fartelo capire. Il traffico lo disturba. “Non per le code. Ma perché è generatore di scarichi tossici”. Per questo, salire in auto con l’ecotaxista significa solo una cosa: scordarsi di tirare giù il finestrino. E mettere in conto, d’estate, un attacco reumatico in piena regola per il condizionatore inchiodato a 18 gradi.

E poi c’è lui, il mio preferito: Il Pigro. Entrare in retromarcia in una via stretta lo infastidisce. Così se lo fa, lo fa lentissimamente. Apposta per far masticare al suo tassametro più eurini possibili. La sua radio sibila sommessa. Lui sbadiglia e frena. Anche quando la strada è vuota. Un viaggio con lui è uno psico dramma. Perché lui, al 99% dei casi, si racconta. E ti dice tutto di sé. Di suo figlio che lavora in America. Della moglie che è stufa di dover rinunciare a fare le ferie per i pochi soldi. Del circolo delle bocce. A quel punto hai un solo modo per uscirne viva. Fingere di voler sentire cosa dice il notiziario. “Scusi può alzare per favore?”. Ottima idea, certo. Salvo sentire un incipit fin troppo familiare: “Ave o Maria Piena di Grazia, il signore è con te..........”.

ijado @ febbraio 14, 2007 20:26 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
martedì, 13 febbraio 2007 | in : schegge di me

releveeE vvvvaaaaaaaaaaaai !!!!!!!!! Ora ce la faccio! Operazione sesamoidite agli sgoccioli (sperèm). E poi...tutti sulle punte! Un bacino ai miei supporter

 

ijado @ febbraio 13, 2007 21:00 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
martedì, 13 febbraio 2007 | in : il senso delle cose, viro, mr c, david gnomo

Il senso di Viro è la goliardia. Fusa con una dolcezza infinita e col suo essere premuroso come pochi. E’ il guizzo degli occhi che si spegne solo quando la luna ha il torcicollo...

Il senso di David Gnomo è l’osservazione silenziosa. E’ il suo dire poco e ascoltare tanto. E’ il misurare ogni singolo passo. Non per evitare di farne troppi, ma per essere sicuro di quelli che fa.

Il senso di Mr C è il caos creativo. E’ l’intelligenza sopraffina di non perdersi mai. E la capacità di ancorarsi a punti fermi inamovibili.

Il senso di Picchio è la provocazione. E’ l’essere sopra le righe sempre e per forza. E’ il suo essere affilato e compiaciuto.

 

E il vostro senso...qual è?

ijado @ febbraio 13, 2007 13:31 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
sabato, 10 febbraio 2007 | in :

Dov’è il senso delle persone? C’è un senso nelle frasi, rivelato dalla loro intonazione. Un senso nelle azioni che coincide proprio con la loro causa. E c’è perfino un senso in quei movimenti più istintivi, svincolati da ogni logica apparente. Ma dietro agli occhi della gente che incontriamo per strada, c’è un senso? Il nostro significato più profondo potrebbe essere sintetico come una definizione da dizionario o cifrato come righe di programmazione che non conosco. Potrebbe essere nascosto in un file interno tra pensiero e azione, ancorato tra mille capillari, a pochi centimetri dalla pelle. Oppure annidato tra muscoli e ossa, in fibre sotterranee di cui non sappiamo il nome.

Potrebbe anche essere una sorta di aura che ci riveste e che non resta immutata, ma cambia come un condimento alla nostra vita.

Il senso delle persone potrebbe allora essere uno stato transitorio e non una nota del carattere, come molti pensano. E a chi parla di “senso della vita” dico la mia: se la vita è il susseguirsi di attimi ed eventi, non ci può essere un senso solo. Ma solo una pluralità di intenzioni che distribuiamo, come granella, sulla nostra torta. Prima di divorarla avidamente o di metterci a dieta.

 

ijado @ febbraio 10, 2007 13:39 | commenti (2)(popup) | commenti (2)
mercoledì, 07 febbraio 2007 | in : sms , viro

"Oggi sei come un'azione sospesa per eccesso di rialzo...Appena il mercato si assesta, vedrai come tira il tuo titolo!"

No words... :-)))

ijado @ febbraio 07, 2007 20:55 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, 07 febbraio 2007 | in : °° racconti °°

Piccoli pezzi di cristallo si frantumano ancor prima di cadere. Il bicchiere è ancora fermo sul tavolo, in quell’equilibrio dolce e illusorio che solo l’alcool sa regalare. A cadere è il cuore di Giulia. Ennesimo sussulto fuori programma che chiede di essere notato. Come la bollicina sul fondo della bottiglia. Che non sale, come le altre. Ma resta, dopotutto. Il vuoto riempie la differenza. Piccoli ricordi che scalciano per tornare a galla e Giulia, che li lascia fare. Il bianco del soffitto la copre un’altra volta e distende i suoi tratti tesi mentre lei si addormenta per l’ultima volta. E anche lo specchio della camera sembra allungare la sua immagine per sporgersi, come una vicina curiosa, a vedere se ci sono altri volti distesi sul pavimento. Ma c’è solo Giulia. Giulia e i suoi 40 anni di carta. Anni sbriciolati, stropicciati, anni scritti più che mai. Ingialliti, a furia di essere letti. O ad aspettare di esserlo. Tutt’attorno una pioggia di dolci confetti. Semi in attesa di essere accolti dalla terra e sfuggiti allo stomaco di Giulia. Che dorme. Mentre il bicchiere appoggiato sul suo comodino brinda al vino che nessuno berrà più.

ijado @ febbraio 07, 2007 20:43 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
mercoledì, 07 febbraio 2007 | in : schegge di me

Ho capito. Oggi ho definitivamente capito l'antifona. Le coincidenze non sono segni del destino. Sono fili ingarbugliati che, maligni, ti fanno inciampare. Ridendoti addosso. Kundera torna destinatario dei miei dubbi, oggi travestiti da certezze assolute: "Non certo la necessità, bensì il caso è pieno di magia. Se l'amore deve essere indimenticabile, fin dal primo istante devono posarsi su di esso le coincidenza, come gli uccelli sulle spalle di Francesco D'Assisi" (L'insostenibile leggerezza dell'essere).

Non è vero. Non è per niente vero. Tiè.

 

ijado @ febbraio 07, 2007 19:38 | commenti (popup) | commenti
venerdì, 02 febbraio 2007 | in : schegge di me, mr c

Esser presente o ESSERCI. Cosa conta di più? Mi gratto il naso e schiaccio INVIA. E’ quello che penso da sempre. Ma Ludovico Einaudi mi attraversa la testa e me lo ricorda. Stampa note su pensieri e filtra tutto in una musica dolce che profuma di casa. La prima volta che ho sentito le sue dita scivolare sul pianoforte ero a casa di Mr C. Una domenica mattina qualunque. Freddo fuori. Orario imprecisato che, però, ti sembra di toccare e sentire in cima allo stomaco, in una unità di misura che non esiste, ma che riconosci nel binomio perfetto “cornetto-cappuccino”. Ora come allora. Vicinissimi, ma lontani infondo. Perché vicini a Mr C non si può essere mai. Così leggo una mail di un amico, scrivo l’ultima parola di un mio racconto e guardo dritto in faccia il monitor. Perché è proprio lì che sta guardando lui. Il suo unico VERO amico. Il suo fedele compagno di lavoro. La cosa per cui rischiare di più e a cui affidare parole pericolose, inchieste di brividi, armi, parentesi esoteriche che ho toccato anche io. Ma la vita forse è di più di un articolo di giornale che finisce stropicciato sotto il cuscino di un divano. La vita vera è SU quel divano. Niente più corse in macchina. Niente fughe poliziesche. Vivo lontano ora. Vivo nell’ovatta sicura e banale. Quella che spero che anche Mr C trovi presto. “Buon trasloco, Mr C. Che la casa nuova ti regali tutto quello che ti sei perso fino ad ora. O tutto quello che hai saputo congelare, per potertelo godere d'ora in poi”.

ijado @ febbraio 02, 2007 21:29 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
venerdì, 02 febbraio 2007 | in : il senso delle cose

 ...che dire...uno che ti regala una canzone così ha capito tutto di te. Grazie, Viro...

ijado @ febbraio 02, 2007 20:51 | commenti (popup) | commenti
venerdì, 02 febbraio 2007 | in : schegge di me

punte

ijado @ febbraio 02, 2007 10:02 | commenti (4)(popup) | commenti (4)
venerdì, 02 febbraio 2007 | in : schegge di me

Mi alzo stamattina con una voglia inverosimile di lanciare fuori dalla finestra metà delle cose inutili che popolano la mia vita. Il che, per una donna, si traduce impietosamente in una cosa sola: vestiti.

Avendo lavorato negli ultimi tre anni nella moda, gli abiti sono stati un corollario quasi invisibile, ma imprescindibile. Una forzatura, per una che ha sempre guardato al senso più che alla forma. Ma anche un sinonimo forte dell’altra parte di me, quella esteta che ama l’armonia e la sintesi delle proporzioni. Eppure oggi mi basta molto di meno: jeans, maglietta e delle parole. Sto leggendo l’inverosimile, in questo periodo. Ma il senso di nutrimento che ne deriva non smette di chiedere altro cibo per il cervello. E ad alimentare mille racconti che, un giorno, metterò anche qui sul blog...

Così, per tutti gli amici lettori, vi lancio lì un titolo. Autrice esordiente, ma incredibilmente brava: Federica de Paolis, LASCIAMI ANDARE.

Il suo libro è un fiotto di pensieri, un mulinello di parole che ti entrano dentro, copiandosi in qualche “file” interno...probabilmente tra cuore e respiro. È un romanzo sull’amore e sull’identità, su una generazione che a trent’anni fatica a sperare. Se qualcuno qui si fida dei miei gusti letterari, si troverà inchiodato in un vortice di carne che si libera solo alla fine, nella scelta che tutti quelli imbrigliati in caos amorosi dovrebbero fare... Buona lettura!

ijado @ febbraio 02, 2007 09:55 | commenti (4)(popup) | commenti (4)