Domanda: c'è una divinità protettrice dei piedi? Perchè, il quel caso, credo di doverle mandare un fax...
Devono avermi chiusa nella busta trasparente di Laura Palmer e poi buttata da qualche parte, nel pensatoio degli autori. La mia fiction metropolitana ha messo in pausa il mio personaggio che, così, si è dileguato nel basso Polesine a sollazzarsi. E a gustare, in pieno sollucchero, fette (di due kg l’una) di salame di casa...
Tutto fino a ieri, quando sono stata chiamata all’ovile dal ringhio minaccioso dello sceneggiatore. Che, scopro ora, non mi aveva infilata in una guaina da CSI, ma in un sacco sotto vuoto. Ecco cos’era il brusco risveglio di oggi: il tubo dell’aspiratore PUNTO SHOP.
Alzi la mano chi non si è mai trovato davanti alla felice situazione di un amore (per anni) mal celato dietro il paravento dell’amicizia. Sbatto gli occhioni e faccio “labbrino pensoso” (tipica espressione contratta di quando mescolo imbarazzo a voglia di fuga...). Poi, con una scusa, cambio argomento, sorrido di plastica e lascio le cose a sedimentare. Ma la via di fuga non sempre c’è. E stavolta Viro non mi lascia spazio... Allora mi riempio i polmoni di parole ferme e sparo fuori. Sono innamorata. NON DI TE. Ora il dubbio: ho perso un amico o non l’ho mai avuto veramente? Speriamo la terza ipotesi.
Zoppico e saltabecco, ma sono in movimento. Macino aerobica mentale e asciugo gocce di pensieri. Nuovi progetti all’orizzonte, mentre, valigia alla mano, corro su e giù per l’Italia. Per incontrare Nathan, ovvio, ma anche per dar forma al mio “colossal”. Argomento? Satanismo. Piccole criminologhe crescono?! Si spera!
C’è un non-so-che di perverso negli ospedali ortopedici. Specie in quelli apparentemente friendly, come il Galeazzi di Milano. Questa mattina mi accoglie con un’illusione: la facciata tutta ROSA e grigia. Varco la soglia e sono travolta da infermieri che passano a sciami, tutti impettiti e sorridenti. Manca poco che si inchinino, penso. Ma la realtà non è tanto diversa dall’immaginazione ed ecco il formicaio dei tirocinanti, impegnati in una transumanza compulsiva tra una stanza e l’altra del reparto. Chiedi loro un’informazione e ti fan quasi la riverenza. Salvo poi riprendere le loro opere di pastorizia migrante in camice. Così me ne sto appollaiata su una poltroncina a godermi lo spettacolo da Mulino-Bianco-Hospital, in attesa della chiamata dell’Ortopedico. Sesamoidi, sì signori. Siam sempre lì. Migliorano un po’, peggiorano di nuovo. Altalenanti come l’umore dei depressi cronici. Faccio spallucce davanti a un povero plurifratturato (due braccia e una gamba...) che mi strizza l’occhiolino dalla sedia a rotelle (ocio che ti fratturi anche il nervo ottico!!! Ghghghgh) e attendo la chiamata di Orto-Ken. Ed eccolo lì: un metroeottanta di divinità. Con tanto di sigla da soap opera in sottofondo (o forse quella l’ho sentita solo io?!). Mi fa accomodare nello studio e ascolta la mia storia piedinica con gli occhi più compassionevoli della storia. Sbatte le ciglione scure come solo al corso di Forrester-ologia sanno fare e mi coccola il piedino malato come Ridge accarezzava Brooke al parto numero ventiequalcosa. Ma poi le luci si abbassano. Vento gelido e porte che sbattono. L’ospedale diventa grigio. Gli infermieri non sorridono più. E lui, Dott. House Casanova, monta i canini da Dracula e spara: PIEDI DA OPERARE. Non uno. Tutti e due. Anche quello sano. Ma che, scherziamo?!!!! Raccatto alla velocità della luce lastre e pensieri finto-adulterini da sit-com. Mangio grandi fette di asfalto sotto i piedi e scappo alla macchina. E nel mandare un sms traboccante d’amore e coriandoli a Nathan, snocciolo il mio pensiero: i serial killer ti sorridono tutti. Anche i vampiri (fighi) in camice...
(E comunque, caro Dottore, io dico che ti sei laureato alla Cepu...)
L’andare controtendenza significa passare per matti. L’originalità è un’altra cosa... Lo vedo dagli occhi interrogativi del commesso a cui chiedo, puntualmente, ogni estate l’anteprima dei cappotti e ogni inverno una preview dei costumi. E in periodo di rientro dalle vacanze cosa faccio? Compro macchine fotografiche e prodotti dietetici. Se non fosse che, per me, gli alberi di Natale andrebbero smontati a Pasqua e si dovrebbe lavorare di notte perché c’è più silenzio e concentrazione, direi che il resto è quasi tutto normale. QUASI, per l’appunto. Perché c’è un punto di non ritorno: quando ti trilla il telefono e tu rispondi con il telecomando. Il tutto davanti agli occhi della più milanesizzata account, nella più milanesicious agenzia di pubblicità... E’ il caso che mi risintonizzi al più presto. E che cambi lavoro (Da copywriter a coltivatrice di orticello sulla Romea?!).
Io AMO i primi passi cittadini in abbronzatura e vestiti marittimi. Amo l’andatura da Gina innamorata e gli uccellini che mi fanno ciao anche a Milano. Amo andare in giro in bianco svolazzante. Ma detesto una cosa. Inciampare in un gruppo di omoni sbavanti e ricordarmi la prima legge del rientro in città: convertire quanto prima il guardaroba da "località lasciva e marittima" nel guardaroba da "località austera e asfaltosa". Fatico ad accettare l’idea, ma, alla fine, obbedisco a testa bassa. Impacchetto alla velocità della luce gonnelline e top svolazzanti, bacio uno ad uno i costumini da flirt-da-sdraio e faccio ciao-ciao a quei vestitini salva linea che mascherano alla perfezione ogni pallina di gelato ingurgitata sul lungomare (e stanziatasi, bastarda, sul lungo/giro/attorno coscia). Tutto tranne una cosa: lasciatemi le infradito. Quelle, signori, le porto con me fino a dicembre. Come?! Potere delle calze con le dita...Trash Power.
Sottopelle. Infracuore. Intrarespiro. Endoanima.
Fuori il resto del mondo.
Silenzio, adesso.
Cadono solo le stelle.
“Che perversione disfare le valigie sapendo che le devi rifare...”. Sono tornata dalle vacanze di Agosto da tre giorni e ho già in pugno la situazione: Nathan non capisce il punto di vista femminile. Come il restante 99% del popolo maschile, per carità. Il fatto è che la valigia DA UN MESE ha un approccio sostanziale (e metafisico) diverso dalla valigia DA UN WEEKEND. Ma andatelo a spiegare 1) ad un uomo, 2) ad un uomo con il dono della sintesi. Sintesi lessicale e formale (non emotiva, per fortuna). Quattro t-shirt e un paio di jeans e, per lui, la borsa è fatta. Per me? Il primo weekend insieme merita otto completini intimi, sei costumi, un pigiamino, un baby doll, tre paia di pantaloni, una decina tra canotte/top/magliette, tre paia di scarpe più varie ed eventuali (piastra per capelli, profumi, un negozio di collane ecc...). E poi la scommessa finale: “quanto ci fai che tu, nel tuo trolley da 15 kg ti dimentichi qualcosa e io, nel mio zaino da 2etti, ho tutto?”.Se perdo questa, è la fine!
Qualcosa mi dice che il peso specifico della mia valigia aumenterà ancora...
Mi guarda rugosa, strizza gli occhietti e si mette a favor di luce. Poi, scrutandomi pixel per pixel, slaccia un sorriso largo e mi fa: “Te se turnà dalle vacanse diversa... Una bellezza che non so come che se dis... Sensuale, disűm”. Io AMO i complimenti delle vecchiette... :-)
Che bello tornare. Che bello tornare senza sapere di essere andati via!!! Benedetta tecnologia... Avevo photoshoppato una fantastica immagine di chiuso-per-ferie, ma noto con piacere che "Splinder d'Agosto" non l'ha mai caricata! Poco male...su...l'importante è ritrovarsi più o meno come prima. Il più o meno ha un perchè e un percome...ma per ora TACCIO!!!! La scaramanzia non va mai in vacanza. E, quindi, non torna!
E comunque, a me Luglio fa sempre uno strano effetto. Più che Dicembre, è lui il mese della transizione e dei buoni propositi. Vivo nella segreta convinzione che i botti di Capodanno e il count down di mezzanotte siano solo una formuletta esoterica da pronunciare a tutti i costi perché le cose vadano bene. Ma la progettualità del cambiamento, la pianificazione dei TO DO, a casa Ija&Sole, è tutta in 31 magici giorni che, guarda il caso, portano il numero magico per eccellenza: 7. Pane e Aleister Crowley a colazione, oggi?!!! Naaaaa. Anche se quel “Fai ciò che vuoi, sarà la tua legge” era un gran bel pensiero...
I miei intenti di bagnin-erare tutta la città e rinchiudere nelle cabine del mare i Ghisa sono miseramente falliti. Non per altro, ma perché di macchine - in giro- non ce ne sono proprio... Il sole a picco sembra aver generato l’evaporazione tossica del milanese fringuello. Il che, tutto sommato, non mi dispiace affatto. Scorrazzo per le vie del quartiere con la piacevole sensazione di affondo-tacchi nell’asfalto e godo immensamente della mia pre-liquefazione... D’inverno pago i miliardi in saune detox e d’estate volete che non vada in sollucchero per 35 gradi dermo-purificanti?! I pensieri positivi della sezione BEAUTY di Glamour Luglio se ne vanno a fottere qualche metro più avanti. Quando una sgorbia donnetta della sosta mi avvicina e, in tutta la sua simpatia, mi dice: “stia attenta ad andare in giro così col suo cane...che la tengo d’occhio e se non usa il sacchettino...”. ALT. Cos’è che ci ha detto ‘sto mezzo cassettone? Lascio che i 50 gradi si asfalto mi attraversino gambe, petto e braccia... e, poco prima del punto di fusione cervello, libero le parole come pitbull inferociti: “E lei ce l’ha il sacchettino per raccogliere se stessa?”. Dev’essere ancora là sul marciapiede senza respiro.
(Io e Sole, invece, sculettiamo in giro per la Milano deserta con picchi di grandissima autostima e autostronzaggine...)
Ta tunff... Ta-Ta-tunff... Il cuoricino batte il ritmo a rilentissimo, oggi. Metrica tutta sua. Colpa di 38 gradi e di un’aria densa, budinosa perfino. Eh già... L’idillio ventilato del molo di Alassio sembra lontano anni luce e il mio orizzonte di spiaggia e giovanotti marmorei è già stato sostituito da una colata di asfalto bollente e...storpi all’angolo! A questo punto mi appello all’associazione bagnini: potete mica dare il cambio per un giorno ai nostri Ghisa? Quelli li spediamo vestiti e incazzati sul bagnasciuga e voi, in costumino rosso-baywatch, tutti agli incroci! Fischiatemi pure dietro, multatemi e toglietemi anche tutti i punti... ma voi, stracciamutande diplomati, rianimereste tutti i cuoricini rallentati della città. Provare per credere.
Sole alto e polvere bianca sotto i piedi. Tra poche ore sarà così. Litigo ancora con qualche costumino dell’anno scorso (la prova bikini sarà drammatica) e batto il record di addominali stile Men Health: 300 di fila. Se non altro, le tartarughe mi passeggeranno sulla pancia... Ho qualche problema solo ad accettare che, nella terra dei baci al cioccolato (Alassio), i miei fitness propositi andranno a schiantarsi sotto la sdraio del bagnino. “Che-speriamo-sempre-sia-figo” dalla tenera età dei 7 anni. Il costume intero alla Baywatch, quest’anno, resta nell’armadio. Non sono più credibile come Pamela Anderson dei poracci ora che non ho più i capelli “voglia di Platino”, ma castani effettivi. E poi dal chirurgo chi ci è passato! Nonostante i propositi di Miss Dior (nuovo personaggio da blog di cui vi parlerò oltre), ancora siamo silicon-esenti.
In attesa che scatti l’ora della partenza, tre propositi:
1) Dimenticare DEFINITIVAMENTE quel gran stronzo di MarioBros. E augurargli che gli caschi un aereo canadese in testa. Toronto-ntòò. Torontoronto-ntero-torò...
2) Smessaggiare tutta la settimana da sotto l’ombrellone con Mà&Stè, i miei due migliori amici in attesa di connubio. Finchè credito non ci separi.
3) Ricordarmi una gran cosa: I OMEN IN CUM I CAN. MORDEN NO INCO, MORDEN DUMAN.
Nell’immenso piacere di sgranocchiare La Patatina PAI e di tracannare bollicine (per un cavolo) dietetiche all’ombra di un pesco, ecco l’illuminazione: tutto ha un SEQUEL. Friends. Sex And The City. Ma anche Harry Potter. E il santissimo Kill Bill. E allora... per che diavoli non dovrebbe avere un SEQUEL anche BlogNotes?! Okay...quello del numero (29) sarà solo il nostro piccolo segreto. E anche il claim “appunti di una quasi trentenne” meriterà qualche piccola modifica strutturale. Ma di chupa chupa da raccontare forse ce ne sono ancora molti. A cominciare dalla mia nuova condizione di Semifidanzata re-singlereggiante e dall’incredibile tempismo di David Gnomo. Fino ai fiori misteriosi del 29 giugno mattina. E a tante, tantissime altre cose... Ready to go?